Scaccia lo stress lavorativo con questa pratica antica

Scaccia lo stress lavorativo con questa pratica antica - mmtraining.it

 

Esiste una pratica antica, oggi riscoperta grazie alle neuroscienze, che allena il cervello alla consapevolezza del presente e quindi aiuta a ridurre e gestire lo stress.

Sto parlando della “Mindfullness“. Questa parola deriva da un’antica pratica buddista, la meditazione vipassana, il cui utilizzo clinico incomincia negli Stati Uniti alla fine degli anni ’70 grazie a un ricercatore di biologia, Jon Kabat Zinn, che la ripulì di ogni componente mistica.

Kabat Zinn definisce la mindfulness come “prestare attenzione”, con intenzione e in maniera “non giudicante”, al momento presente. Si tratta cioè di dirigere volontariamente l’attenzione a ciò che accade nel corpo ed intorno a sé, ascoltando accuratamente la propria esperienza e osservandola per quello che è.

Le prime applicazioni sono state in area clinica; più recentemente tuttavia, l’utilizzo si è esteso all’ambito educativo e organizzativo, come proposta di un vero e proprio stile di vita più salutare in quanto più consapevole e capace di ridurre lo stress, soprattutto in ambito lavorativo.

 

Lo stress prolungato innesca modalità disfunzionali di risposta che possono portare a malattie fisiche e disturbi emotivi, che sono sostenute da modalità automatiche di risposta. Riportando l’attenzione al corpo, alle cose nella loro essenza, si interrompono le risposte automatiche, smettiamo di “reagire” e incominciamo a “rispondere con intenzione”.

Siamo cioè più pronti a trovare soluzioni efficaci e quindi a stare meglio con noi stessi e con gli altri.

 

Per praticare la mindfulness basta fermarsi davanti a un’esperienza, anche spiacevole e stressante, e domandarsi:” Che cosa sta succedendo dentro di me in questo momento, nel mio corpo, nella mia mente, nelle mie emozioni? Quale reazione si sta attivando: giudizio, avversione, negazione, attaccamento?”

E nel frattempo, respirare in modo consapevole. E’ talmente semplice che questa stessa semplicità ne rappresenta la vera difficoltà. Noi facciamo molta fatica a essere semplici, il nostro cervello è continuamente in allerta, giudica e cerca soluzioni; per questo, per concentrarsi nel “qui e ora” bisogna allenarsi. E ormai lo sapete: con l’allenamento il cervello cambia.

Con la possibilità di studiare i cambiamenti nel cervello in modo NON invasivo, sono state fatte negli ultimi anni, scoperte fondamentali che spiegano i benefici di questa pratica. Uno studio del 2012, per esempio dimostra come, in chi pratica la mindfulness, si avrebbe un maggior sviluppo delle abilità cognitive e nel mantenere l’attenzione. Un’altra ricerca suggerisce come, meditando per molti anni, si produca un aumento di spessore e un potenziamento dei lobi frontali (la parte più evoluta del cervello) formando più pieghe corticali dette “girificazioni”; più girificazioni si formano, meglio il cervello riesce a elaborare informazioni, prendere le decisioni e ricordare.

Ancora una volta la neuroscienza è andata a supporto e integrazione di quanto culture antiche hanno già dimostrato empiricamente, per aiutarci a stare meglio considerandoci un tutt’uno corpo-mente.


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Biologa, formatrice e trainer per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva.

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